Applausi

Camminavo verso Nord, provando a fidarmi della mia bussola interiore. Il bosco diventava uliveto, poi palmeto. Oltre, vedevo una radura, che mi parve lontana e sconfinata. Mi sorpresi, quindi, quando – in un centinaio di passi – mi ritrovai nel suo cuore, tra papaveri e campanule. Sembrava il prato in cui mia sorella e io eravamo state solite passeggiare nelle nostre chiacchiere, prima che un residence di lusso lo scalzasse.
«Umana, per cortesia, non pestare la corolla mia!»
Sobbalzai al ritmo del mio cuore di colpo in gola e mi immobilizzai, occhi già fra l’erba, passo a mezz’aria. L’ombra della mia scarpa oscurava uno splendido papavero dai petali brillanti.
«Scusa, non volevo! Ma siete tanti, come faccio a procedere?»
«Tu qua non dovresti stare, bipede stolta di malaffare!» replicò stizzita la campanula a fianco.
«Malaffare… io? Ma…»
«Questo mondo devi lasciare, uno di quelli devi varcare!»
«Uno di cos…» non finii di chiederlo, perché io stessa vidi – apparsi dal nulla – tre cancelli attorno a me.
«Ma stai attenta alla scelta che fai, perché del futuro tu deciderai!»
Fissai il papavero che, più conciliante dell’amica campanula, mi aveva dato quell’avvertimento.
Scegliere: continuava a essere questione di quello, la ricerca di casa. Allora, studiai i cancelli: quello al centro, avvolto da grossi rami d’edera opulenta; quello a destra, incoronato da un’abbondanza di glicine e bouganvillea; quello di sinistra, carezzato da eleganti roseti. Tesi la mano verso quello di rose, ma mi fermai prima, richiamata da un suono di applausi verso il cancello di destra. Porsi l’orecchio e ancora udii i noti scrosci. Applausi volevano mani e mani volevano umani. La mia scelta era fatta!

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