
Cielo. Mare. Tramonto.
Come punti cardinali nella bussola di un’anima, avevo individuato e fissato quei tre.
Ne mancava un quarto. Quale?
Il tramonto si era consumato dinanzi ai miei occhi, magnifico e potente, e ora un crepuscolo diffuso e omogeneo mi circondava. Qualsiasi direzione io avessi scelto, sembrava che potesse non fare differenza in quell’uniformità, ma io sentii a istinto che la scelta, invece, sarebbe ancora una volta stata cruciale. Solo una delle traiettorie mi avrebbe portata al quarto elemento.
Chiusi gli occhi, mi concentrai, cercai voci e luoghi nella mia mente.
Che cosa amavo? Che cosa mi dava gioia o forza o speranza, quando ero nel mio mondo?
Inspirai, espirai. I miei pensieri divennero lucciole agitate che gradualmente si placavano e sciamavano insieme, stormo pulsante.
Aprii di colpo gli occhi sulla loro scia luminosa e, sguardo fisso, seguii la direzione immaginaria del loro volo. Dovetti camminare poco, prima che lo vedessi emergere dal crepuscolo: un fitto bosco che agile si inerpicava lungo i fianchi di un monte. Intreccio di fronde e ossigeno, in cui di colpo mi trovai immersa. I miei polmoni se ne riempirono; il mio cuore ne pulsò.
«Hai trovato anche me, quindi.» sussurrò.
E mille lucciole si poggiarono fra i rami fruscianti. Guide perfette.
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