Come ceppo

I miei genitori mi diedero il nome di un albero, il loro preferito, in auspicio di una vita solida con radici possenti e chioma armoniosa.

Della mia infanzia rammento la tenerezza del mio sbocciare, stagione dopo stagione; le mie braccia sollevate verso gli abbracci, come rami verso un cielo fondo di primavera.

E il profumo del mare fra i miei capelli, come scintillii d’immenso fra giovani foglie.

Ricordo quel giorno, in cui – alfine – mi sentii grande e forte abbastanza da essere io da riparo e conforto per chi amavo. I miei baci e le mie carezze come pioggia di petali a ricoprire il mondo.

Quanti venti di brezza e di tempesta mi hanno sfiorato, attraversato, spogliato.

È il ciclo della vita – imparavo – e sapevo che ci sarebbero state nuove gemme, nuovi boccioli, nuova linfa vitale.

Le stagioni erano il palco delle mie mille mutevoli sfumature d’essere.

I cerchi concentrici della mia esistenza si moltiplicavano e ampliavano.

L’età adulta mi raggiungeva e maturava i miei frutti: emozioni, certezze, visioni.

È il ciclo della vita – spiegavo a chi si rifugiava nel mio saldo abbraccio come uccellini al tramonto e si doleva degli alti e dei bassi che funestavano il loro volo.

Di quella crepa nel legno del mio tronco mi accorsi una mattina.

La vita lo fa, mi dissi, di scalfirti la corteccia e dopo rilucere nella tua resina. Poi passa.

Non passò, però, e la malattia già corrodeva silenziosa la mia essenza.

Una prima capitozzatura, per eliminare il parassita che si nutriva delle mie cellule; solo il tempo di un’illusione.

Un nuovo attacco, poi, e giunse la necessità che del mio tronco si facesse ceppo.

Per un rincorrersi di stagioni, allora, smarrivo il mio senso, senza più la mia chioma, i miei rami, monco nella mia potenza.

Un corpo appoggiato su una sedia a rotelle e un cuore amareggiato di orizzonti irraggiungibili.

Ma arrivi tu, mia linfa e mia gemma, che con fiducia accosti i tuoi passi, ridi di gioia, ti arrampichi lieve su di me e danzi alla nostra vita.

Sei la mia base sicura – mi sussurri.

E io resto albero nell’anima. Ancora per qualche stagione.

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